Che periodo frenetico!
Sempre di corsa, sempre di fretta tra un cliente da una parte ed uno l’altra. Ma volevo passare anche ad lui.
La borsetta in mano, mille rotoli di progetti sotto il braccio e l’unico dito rimasto libero che a fatica cercava di premere il tasto dell’ascensore.
Era una giornata calda. L’estate sembrava non voler finire ed un sole splendido rendeva le vie del centro brulicanti di vita.
Mi guardavo allo specchio di quell’ascensore: tailleur, tacchi alti, un leggero rossetto sulle labbra e capelli sciolti … le gote rosse per il calore, ma un pò anche perchè finalmente l’avrei rivisto.

Lo trovai in ufficio, seduto alla scrivania, bello da lasciare senza fiato!
Parlammo del progetto e, mentre discutevamo, non riuscivo a smettere di osservarlo. Le sue mani gesticolavano tanto, quasi a voler sottolineare ogni frase. Ma era così dolce nel movimento che sembrava accarezzasse l’aria.
“Andiamo a prendere un caffè al bar qui sotto?” mi disse ad un certo punto …
